IBERTOCCHI cap. 9°

14.03.2020

Antonio, Rodolfo e Gian Maria sono i Bertocchi, che da oltre un secolo si portano addosso il soprannome di "Vaselina" perché la famiglia è titolare di una farmacia che una volta era l'unica di Piatuggio ma che ancor oggi rimane quella di fiducia per gran parte dei piatuggesi, soprattutto nei casi per i quali necessita un consiglio più di coscienza che di scienza.


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Quello che più incuriosisce dei Bertocchi è che le tre generazioni, ognuna a suo modo, sono contemporaneamente attive in farmacia: il quasi centenario nonno Antonio, il figlio settantenne Rodolfo e il quarantenne nipote Gian Maria.

La famiglia poi si completa con l'incombente signora Amalia e con l'Alida, rispettivamente moglie e figlia di Rodolfo, le donne di famiglia, prevalentemente dedite a godersi i grassi guadagni di una attività e di un patrimonio più che consolidati. Amalia era la classica ragazza di buona famiglia, procace e abbondante nelle forme, cosa che in gioventù fu il grimaldello usato per aprire e impossessarsi del cuore del Rodolfo. Oggi, con un po' di decenni sul groppone, è una sederona baffuta che quando si siede alla cassa fa soggezione ai commessi e ai clienti e quando trascina sui marciapiedi di Piatuggio i suoi cento chili, ampliati in volume da una delle sue innumerevoli pellicce, crea più disagi al traffico pedonale del passaggio di un trasporto speciale.

Qualche malalingua, come il dottor Colombo, all'apparire dell'Amalia impegnata in una di queste sue passeggiate prevalentemente invernali, consiglia di mantenere sempre una distanza di sicurezza poiché, afferma lui, il passeggio della signora funge da benefico motore delle sue chilometriche interiora, promuovendo dei meteorismi irrefrenabili. Da qui il soprannome di "Petona", del quale l'Amalia ne è a conoscenza e la qual cosa è probabilmente alla fonte del suo astio generalizzato verso tutto il mondo piatuggese.

L'Alida invece è la classica "slavatona" intorno ai quarantacinque, bionda un po' rossiccia e piena di efelidi, ma nel complesso dotata di un suo fascino e di un suo stile sottolineato da una innegabile eleganza, per garantire la quale la signora fa assai ricorrente ricorso alle varie boutique del triangolo milanese della moda.

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Reduce da tre sanguinosi matrimoni, per sciogliere i quali papà Bertocchi ha sempre dovuto metter mano al portafoglio, oggi l'Alida è in una fase di fidanzamento continuo e ripetuto

con improponibili personaggi che tengono in costante allerta tutta la famiglia. La sua capacità di attirare questa categoria di eleganti spiantati nasce probabilmente dalla caratteristica degli ambienti milanesi che la signora frequenta, mentre questo suo costante ricambio maschile lei lo giustifica orgogliosamente con il fatto che gli uomini non riescono a resistere al suo fascino. Capirete che tale assunto non fa altro che mettere benzina sulle già velenose attenzioni del dottor Colombo che, costantemente acido per questioni di mestiere nei confronti della famiglia Bertocchi, ci ride sopra cambiando l'ordine dei fattori e facendo riferimento, con più scurrile allusione, alla sua "faccia smorta..." e a quel che ne consegue.


Antonio, l'ancor brillante quasi centenario, pare fosse in gioventù un intelligente studente che in quel di Pavia fosse riuscito con una certa facilità a ottenere la qualifica di farmacista; ma che di quel periodo oggi non ricorda altro che le incursioni notturne nei ricoveri delle mondine che in quella zona, in alcuni periodi dell'anno, svezzavano e sfamavano con generosità i molti studentelli famelici e golosi, ma non solo di risotto.

Antonio, dopo la laurea, era entrato nella farmacia di famiglia, ma ben presto si era affezionato più alle carte e alle ballerine dei cabaret milanesi che non agli alambicchi che aveva volentieri lasciato alle cure di qualche dipendente visto che la farmacia, unica in un vasto raggio di un territorio prevalentemente agricolo, era una macchina da soldi che viaggiava da sola e risultava una meta obbligata per la salute di bestie e cristiani. Ancor oggi il dottor Antonio se con le carte fa un po' di casino e spesso si dimentica se sta giocando a scopa o a briscola, per le donne conserva un'innata passione e rappresenta, ogni volta che compare in farmacia, una costante minaccia per le commesse, per le clienti e per i loro fondoschiena.

Per il figlio Rodolfo, il dottor Antonio è una costante preoccupazione. Sempre alle prese con cambi di badante causati dalle mascoline aggressività del padre il quale comunque, a ogni cambio di "ancella" (come lui le chiama) vuole avere la supervisione ed esprimere il suo gradimento, che è sempre fortemente influenzato dalle caratteristiche "morfologiche" delle candidate.

Le sessioni di selezione hanno una liturgia costante e ripetitiva, dato che per le già citate ragioni il cambio di badante diventa obbligatoriamente frequente o per fuga della badante stessa o per manifesta insoddisfazione del dottore.

La mattina dedicata al colloquio preliminare il dottor Antonio si sveglia per tempo e compare azzimato e profumato quasi dovesse andare a un matrimonio, si siede sulla sua poltrona preferita mentre il figlio Rodolfo, ogni volta più teso e più preoccupato per le imprevedibili reazioni paterne, attende l'arrivo della candidata. Al suono del citofono il Rodolfo scatta come una molla, mentre il dottor Antonio eccitato e ghignante recita la solita frase, che manda in bestia il figlio:

"Rodolfo, speriam che dio ce la mandi bona!", e giù una risata scivolosamente lasciva.

Qualche tempo fa l'affare con le badanti si era fatto pesante perché una procace ucraina, alla ricerca di soddisfazioni morali e non solo, aveva trascinato il dottor Antonio in tribunale con l'accusa di aggressione fisica a sfondo sessuale e tentato stupro, non riuscito solo per "manifesta inferiorità" dello stuprante.

Secondo l'accusa il pimpante giovanotto, in una mattina di accentuato benessere fisico, avrebbe tentato un approccio molto esplicito nei confronti della ragazza intenta alla pulizia dei pavimenti. La linea di difesa del signor Antonio era stata molto chiara ed imbarazzante: "Che colpa ne ho io se quella lì si mette a lavare i pavimenti con il culo per aria!".

La seduta di giudizio presso la pretura di Monza aveva richiamato tutti i bontemponi di Piatuggio e la domanda del giudice: "Ma che cosa pensava di riuscire a fare alla sua età?", aveva talmente inviperito l'imputato che la sua risposta era stata a dir poco scurrile e offensiva per tutto il comparto femminile della famiglia del giudice stesso.

Gli schiamazzi irridenti del pubblico avevano costretto il giudice a continuare la seduta a porte chiuse e l'imbarazzo del magistrato si era fortunatamente risolto con un ritiro dell'accusa da parte della fanciulla a fronte di un accomodante intervento risarcitorio del dottor Rodolfo.

Malgrado ciò il dottor Antonio aveva continuato a frequentare, seppur saltuariamente, la farmacia, alla caccia di sensazioni e di aggiornamenti sulle pillole di vario colore e sui nuovi modelli di oggetti o prodotti legati alla vita sessuale.

Come testamento morale ha da tempo stilato una lista di oggetti da far arrossire anche il più navigato tombeur de femmes; oggetti che il dottor Antonio desidera siano sistemati nella sua bara, "a suo tempo"come lui specifica con precisione, perché, dichiarandosi lui convinto credente e sicuro dell'esistenza di un aldilà, vorrebbe presentarsi ben corredato di tutto ciò che gli può servire per iniziare un'allegra seconda vita di relazioni.

Il dottor Rodolfo dal padre aveva preso davvero poco. Serio e appassionato negli studi era entrato nella farmacia di famiglia in età giovanissima trovando tutta la disponibilità paterna a lasciargli campo libero.

Se di qualcosa Rodolfo ha sofferto nella sua carriera è stato il passaggio della figura del farmacista da uomo degli alambicchi a commerciante di creme per il viso. Lui si è sempre sentito realizzato nel suo laboratorio e nella preparazione dei vari prodotti galenici per uomini o bestie che fossero in quanto, come già detto, per decenni la farmacia Bertocchi è stata l'unica e la più affidabile del territorio.

Ancor oggi il dottor Rodolfo prova una grande soddisfazione quando qualche anziano cliente chiede di lui e a lui chiede un rimedio per qualche acciacco. Basta dargli il là e il farmacista si scatena, confeziona pozioni miracolose e non è raro che l'unico pagamento che richiede sia un "lassa sta, dop te me dis se al ta fai ben!".

Da anni è in eterna guerriglia con il dottor Colombo, il quale subdolamente si vendica anche con le citate ironie sulla figlia e sulla moglie, perché quest'ultimo non accetta che il farmacista faccia diagnosi e dia cure rubandogli il mestiere. D'altro canto non è raro che il dottor Rodolfo, quando gli viene a tiro una ricetta del Colombo, chieda al cliente quali siano i suoi disturbi e poi, molto platealmente, scuota la testa e aggiunga con un tono che solo un sordo potrebbe non sentire: "Quel là...al capiss un casso!".

La poca simpatia fra i due risale ai tempi della loro gioventù, quando il Rodolfo faceva parte della categoria dei "sciuri", mentre il Colombo era una delle punte di diamante di quel gruppo di ragazzi, figli di agricoltori o artigiani, ai quali i genitori fornivano con fatica le risorse per frequentare finanche l'università, ma non certo quelle per "i alter stupidad".

Il padre del Rodolfo, il già ricordato dottor Antonio, era stato fra i fondatori del così detto "Circolo dei Signori", dove la selezione la facevano i quattrini che i soci dovevano elargire per sostenerlo.

Oggi, che molti discendenti di quei "sciuri" hanno i "pez al cù" ma non sanno rinunciare alla loro prosopopea, il Rodolfo, che ne è presidente, deve anche essere il più forte contribuente per tenere in piedi la baracca.

Questo perché l'unico hobby che il Rodolfo si concede, al di fuori dei suoi alambicchi, è il gioco delle carte che gli consente di stare un po' in disparte e prender fiato rispetto alla soffocante Amalia.

A fianco del "Circolo dei Signori" adulti era stato creato anche uno spazio destinato ai loro figli, definito il "Clubino", dove i giovani rampolli, che il Colombo e i suoi amici classificavano come "quelli nati con il culo nel burro", organizzavano feste a spron battuto, ottenendo con successo la partecipazione delle più ambiziose fanciulle di Piatuggio, che venivano ammesse indipendentemente dal loro censo purché presentassero caratteristiche morfologiche di alto livello.

Come si può immaginare, il Colombo e i suoi amici, che non erano ammessi in quanto socialmente inadeguati, mal digerivano questa situazione, ma essendo ragazzi svegli e temprati dalle difficoltà del "marciapiede" avevano adottato come gioco preferito quello di insidiare le fidanzate degli avversari usando i metodi più subdoli e seduttivi.

Non raramente l'impresa riusciva e dopo aver raggiunto una prestigiosa conquista il più gran gusto era di andare a sventolarla sotto il naso del fidanzato tradito.

Chi ci lasciava le penne in questo gioco al massacro erano

le ragazze e la loro onorabilità, allora certamente valutata con parametri diversi rispetto agli attuali, tanto che le famiglie stesse venivano messe di mezzo e si creavano screzi difficilmente superabili.

In tutta questa congrega che faceva riferimento al Clubino,

il Rodolfo era considerato dagli amici il Calimero della situazione, per la sua riservatezza al limite della timidezza e perché, francamente, non rappresentava un gran oggetto di desiderio per le fanciulle, anche se le più avvedute di loro, nel tempo, avevano cominciato a considerarlo più per la solidità economica della sua famiglia che per la sua avvenenza. E l'Amalia, che era come si è detto una ragazza ben carrozzata, era stata la prima ad addentare l'osso e a non mollarlo più fino ai giorni nostri. La scarsa simpatia reciproca tra il Colombo e il dottor Rodolfo trae le origini da quel turbolento periodo di gioventù ed è continuato negli anni anche sul piano professionale.

Si ricorda solo un momento nel quale i due avevano deciso una tregua ed era stato il momento della tragica alluvione del Polesine e della forzata immigrazione in Piatuggio di molti profughi veneti che poi, qui in Lombardia, avevano messo delle importanti e produttive radici. I due, in quella circostanza, erano stati uno a fianco all'altro in una impegnativa e disinteressata assistenza alle persone bisognose del loro aiuto, a riprova che il loro carattere di fondo, malgrado i continui screzi, era impregnato di buoni sentimenti. Passata l'emergenza però ognuno aveva ripreso il proprio ruolo e la guerra era ricominciata.

L'ultimo della dinastia Bertocchi presente in farmacia è il Gian Maria; un quarantenne alto, elegante e slanciato che d'estate sfoggia decapottabili all'ultimo grido e d'inverno dei suv che tolgono il fiato e fanno sospirare le golose piatuggesi. In giornate di particolare euforia e di sole splendente lo si può vedere scorrazzare per la Brianza, tutto vestito di bianco, con una Guzzi munita di sidecar e immancabile bionda a bordo. In farmacia ci sta quel tanto che basta per segnare il territorio con la sua presenza fatta di foulard al collo sotto sciancrati camici bianchi, che si fa confezionare su misura, o più sportivi blazer degni di un figurino da rivista patinata. Quando lui è presente in farmacia la clientela femminile cresce inspiegabilmente, come se la foresta avesse fatto un richiamo intellegibile solo agli animali femmine, con grande interesse per le novità del reparto cosmetici e affini, articoli sui quali il Gian Maria risulta particolarmente attrezzato nel fornire suggerimenti.

La sua passione è la Borsa e il suo hobby preferito è far denari. Non perché di base questi gli manchino, ma perché della scienza farmaceutica non gli è mai interessato nulla e il papà Rodolfo continua ad essere l'unico vero e serio riferimento professionale dell'azienda di famiglia.

Si racconta un simpatico episodio, legato alla richiesta di consigli che un giorno un anziano signore si era permesso di chiedere al dottor Gian Maria circa un suo personalissimo disturbo che, data l'età, gli si presentava sempre più frequentemente e che metteva a repentaglio la qualità dei suoi rapporti sociali con l'altro sesso. Mentre il signore esprimeva al Gian Maria i suoi problemi, questo era con la testa da un'altra parte, smanettando in continuazione sul suo i-phone alle prese con l'andamento della Borsa ed in particolare con un titolo sul quale stava giocando una partita al rialzo del prezzo.

Il signore, con un certo imbarazzo, stava fornendo dettagli sul suo problema quando il Gian Maria, colto da esultanza e riferendosi al prezzo del suo titolo in accelerata ascesa, aveva esclamato trionfalmente: "Tira, tira che è un piacere...". Al che il povero cliente, dopo un attimo di smarrimento, lo aveva guardato attonito e aveva nervosamente esclamato: "Ma sciur dutur, l'è un quart d'ura che son chi a digh cal tira pù... Ma cal vaga a dà."; e si era precipitato dal dottor Rodolfo per fare le rimostranze del caso e per riuscire finalmente a fare un discorso con una persona seria.

Appena era arrivato in farmacia il Gian Maria aveva immediatamente puntato a creare un reparto dedicato all'estetica e allo sport, dove i prodotti segnavano un margine ben più interessante che le normali ricette, disinteressandosi completamente di quella che era la vera attività di una Farmacia.

Il dottor Rodolfo, pur non riuscendo a opporsi, aveva sempre osteggiato e non condiviso la faccenda che faceva diventare un farmacista sempre più simile a un droghiere o, nella miglior delle ipotesi, a una estetista. Il Rodolfo infatti, sempre più spesso, in piena frustrazione si rifugiava nel suo laboratorio, anche perché non poteva far a meno di ascoltare le sussurrate maldicenze che il dottor Colombo spargeva sul conto di Gian Maria da lui soprannominato "el sciampista". Ma l'apice del suo successo il Gian Maria lo aveva raggiunto quando aveva deciso di installare, all'esterno della Farmacia e in servizio h24, quello che lui chiamava "il Bancomat".

Il Bancomat non era altro che un grande distributore di prodotti "per lui" e "per lei", relativi alla sfera personale. Proprio "personale", poiché la parola "sessuale" era sempre evitata dal Gian Maria per non incorrere nelle ire della madre e del parroco. Il più entusiasta della trovata era stato il nonno, dottor Antonio, ed era uno spettacolo che i bontemponi di Piatuggio non si facevano mancare quando il contenuto del marchingegno veniva riassortito con nuovi prodotti. Il vecchio era là in prima fila e i perditempo, prontamente accorsi, alle sue spalle ad incitarlo e a ridere sguaiatamente delle illustrazioni e dei grassi commenti che il vecchio dottore, esaltato da quella presenza di pubblico, non faceva mancare sui nuovi prodotti.

Tutto aveva funzionato alla meraviglia e l'iniziativa, vista di malocchio dal dottor Rodolfo e dalla sua signora, aveva comunque portato molto ossigeno al cassetto della famiglia. Le ore di punta erano sicuramente quelle serali e notturne e per chi voleva divertirsi non c'era che da appostarsi nei pressi della farmacia per cercare di riconoscere quelle ombre scivolanti nel buio che, con rapidità e destrezza, cercavano di approvvigionarsi di quanto necessario a loro sogni erotici, garantendosi un prezioso anonimato. Ma un giorno il guaio era arrivato nella forma di un assalto notturno da parte di provetti scassinatori, che oltre ad aver svuotato il Bancomat di cassa e prodotti avevano creato, senza che loro lo sapessero, le premesse per un ciclone che si sarebbe abbattuto sulla bigotta Piatuggio.

Tutto nasceva dal fatto che per motivi di sicurezza la farmacia, soprattutto nottetempo, era sorvegliata da un certo numero di telecamere in grado di memorizzare tutto quanto avveniva nei dintorni. Era ovvio che per risolvere il problema dello scasso i carabinieri avessero fatto pronta richiesta di entrare in possesso dei filmati e solo a quel punto il Gian Maria, e non solo lui, si era reso conto che la sicurezza non andava d'accordo con la privacy, che era alla base del business del Bancomat, rischiando di mandare a scatafascio un affare che era risultato molto soddisfacente.

La notizia che i carabinieri stessero visionando i filmati di diversi giorni al fine di individuare anche qualche ipotetico basista era rapidamente girata per la città, opportunamente spinta e romanzata dai soliti bontemponi che nel frattempo tenevano d'occhio il comportamento di signori, signore e signorine, che a loro parere potevano essere degli indiziati di possibili riconoscimenti. Non si erano mai visti lavorare tanto i confessionali e non si era mai visto tante volte il parroco andare a far visita alla caserma dei carabinieri.

Dopo qualche giorno la buriana si era acquietata, anche perché il maresciallo, giovane ma scafato, aveva provveduto a sedare i pettegolezzi dichiarando di aver individuato i colpevoli del furto e chiudendo definitivamente la questione. Il business del Bancomat non era stato più quello di prima e il Gian Maria, dopo un po', aveva cercato di rientrare dall'investimento disinstallando il tutto e cedendolo a qualche collega in una zona più tranquilla della Brianza. I Bertocchi e la loro farmacia sono certo un pezzo della storia di Piatuggio, ma, come spesso si rammarica malinconicamente il dottor Antonio, è una storia destinata ad estinguersi, perché né l'Alida né il Gian Maria hanno in mente di dare una continuità alla stirpe. E a noi già ci pare di vedere la triste fine di questa storica farmacia, che un giorno chiuderà i battenti con riflessa sullo sfondo della vetrina l'immagine ghignante del dottor Colombo.


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