IL ROBBY cap. 6°

11.02.2020

Ci Hobby

Il Robby lo abbiamo già conosciuto nelle vesti di marito della Monica, ma prima di arrivare a tanto il giovanotto aveva percorso un pezzo di strada che vale la pena di raccontare, perché potrebbe essere la storia di tante persone che, valorizzando il proprio talento e impegnandosi nel lavoro, sono riuscite a trovare in terra lombarda il luogo propizio per creare la propria fortuna.


Il Robby è nato e cresciuto in un paese della Ciociaria e i suoi genitori si sono svenati per tenerlo lontano dai campi, dove le sorelle ogni giorno lasciavano sangue e sudore, perché, come unico figlio maschio, desideravano per lui una vita diversa, che a loro parere avrebbe alzato il livello sociale di tutta la famiglia anche a vantaggio delle due ragazze da marito.

Per la verità il giovane era sveglio e, con moderata e calcolata fatica, si era diplomato geometra nei tempi giusti, senza comunque rinunciare a portarsi a casa dalla vita tutti quei riconoscimenti che un bel ragazzo come lui meritava.

E siccome per il Robby i piaceri della vita risiedevano quasi esclusivamente tra le sottane delle belle ciociare, in quegli anni della sua gioventù di soddisfazioni se ne era tolte tante e tante ne aveva date a un mondo femminile dove il passaggio dei molti eserciti, e ultimo di quello americano, avevano leggermente allentato i freni inibitori delle fanciulle: a suo tempo delle madri e ora, per logica conseguenza, anche delle figlie.

Il Robby era discretamente alto, di costituzione asciutta e muscolosa, moro di carnagione e nero di capelli, ai quali dedicava già fin da allora una attenzione maniacale e, con grande utilizzo di brillantina Linetti, anche un frequente cambio di foggia per seguire la moda e far disastri di cuori nelle balere della zona, istituzioni che allora proliferavano in ogni dove.

Ma il ragazzo aveva anche la concretezza contadina, che gli veniva da una famiglia di sani principi e aveva trovato immediatamente occupazione (bei tempi allora!) in una grande impresa di costruzioni della capitale, dove si era trasferito e da dove trovava spunto per racconti straordinari che, nei suoi rientri al Paese, proponeva alle sorelle in casa e alle loro amiche più privatamente, cosa che alzava ulteriormente il suo fascino e la sua appetibilità.

Il padre, curvo e appesantito dagli anni passati dietro a un aratro, in un primo momento aveva osservato con apprensione questo suo ragazzo, poco più che ventenne, buttato nella bolgia e tra i pericoli della grande metropoli, ma poi si era reso conto che il Robby aveva rapidamente imparato a navigare. Quando poi il ragazzo si era presentato con una Fiat 850 decapottabile, che la sua ditta gli aveva affidato per i trasferimenti nei vari cantieri, si era messo definitivamente il cuore in pace e con orgoglio parlava dei successi del figlio con i compagni di osteria dove il brav'uomo entrava con le proprie gambe ma spesso usciva aggrappato alla moglie che, pazientemente, provvedeva al recupero del consorte.

Le sorelle, che ambivano a un marito, si vergognavano di questi ricorrenti scivoloni del padre, ma alla fine, considerando che si trattava di una situazione abbastanza generalizzate nel paese, se ne erano fatte una ragione e vedevano sempre più nel fratello, oramai cittadino, il riferimento maschile della famiglia e la copia perfetta del marito da sognare.

Intanto per il Robby la scalata sociale andava di pari passo con la scalata professionale e il titolare della sua azienda, "il Commendatore", aveva iniziato ad apprezzare quel ragazzo di campagna che dava l'impressione di avere a cuore gli interessi dell'azienda ancor più' di quelli personali; contrariamente al suo unico figlio maschio, ingegnere non si sa per quale via, che nella realtà era molto più dedito alle fatiche notturne che a quelle di cantiere.

Era stato così che il Robby aveva cominciato a entrare nei contorti meandri del sottofondo della politica romana, imparando l'arte del compromesso, dell'ipocrisia e della mediazione, che si sviluppavano nelle silenziose stanze dei Palazzi capitolini e nei salotti perbenisti, che fungevano da stanza di compensazione per le fameliche esigenze dei vari colori politici.

Ostentando sempre una modestia e una sudditanza che si esternava con un suo presentarsi a schiena leggermente ricurva, tono di voce ossequioso e atteggiamento da affidabile subalterno, aveva conosciuto ministri, sottosegretari, deputati, cardinali, sindacalisti e influenti burocrati. Intrattenendo soddisfacenti rapporti con preziosissime segretarie e all'occorrenza anche con disponibili mogli di alcuni "lei non sa chi sono io".

Quando, in occasione della costruzione di una autostrada del nord (la "Nicolazzi"), l'azienda aveva ottenuto un grande appalto, il Commendatore aveva ritenuto il ragazzo oramai maturo per maggiori responsabilità e gli aveva proposto un trasferimento nella Grande Milano, che si stava avviando a essere quella "da bere" e che rappresentava una specie di Eden nella testa dei giovani rampanti del momento.

Il Robby, arrivato a Milano un giorno di primavera, si era guardato intorno e gli era parso di essere in un altro mondo tanto era diverso il modo di muoversi e di rapportarsi della gente, il traffico scorrevole e non regolato da quella cascata di colpetti di clacson ai quali Roma l'aveva abituato, la selva di gru che anche da lontano segnava la presenza di un numero straordinario di cantieri, la presenza di palazzi di una altezza e aggressività che lo intimorivano. In particolare era rimasto impressionato da una costruzione a lama di 31 piani che si spingeva verso il cielo nei pressi della stazione centrale; lui abituato a una edilizia romana che in quei tempi andava di moda e veniva nobilitata col titolo di "postmoderna" ma che in effetti, come il Commendatore insegnava, non era altro che "quattro pali di cemento armato, chilometri quadrati di forati e cartongesso... e il portafoglio che ride!".

"E' la nuova sede della Regione, una volta era della Pirelli", gli aveva spiegato un cortese ghisa, che lo aveva visto incantato a bocca aperta, con appese alle braccia due gonfie valigie dove mamma Rosa, tra mutande e canottiere, gli aveva infilato anche un bel paio di caciotte buone per qualsiasi emergenze.

Il Robby, a Milano, aveva dimostrato al Commendatore e anche a se stesso, la sua facilità di ambientamento e la capacità di sbrogliare importanti faccende anche in un ambiente non conosciuto e per certi versi anche un po' ostile.

Aveva fatto immediatamente ponte con le sue conoscenze romane e trovato che così facendo molte porte le si aprivano; aveva avviato la sede della società, assunti i primi collaboratori, predisposta l'apertura dei cantieri, conosciuto i bar di moda non trascurando la vita notturna con preferenza ai locali sui navigli.

Aveva "battezzato" più di una fanciulla senza necessità di compromettersi in rapporti impegnativi e nei suoi ritorni a Roma aveva cominciato a salutare con dei "ciao neh", che mandavano in brodo di giuggiole soprattutto le sorelle.

Ma dopo alcuni mesi di intensa vita milanese, il Robby aveva tirato le somme e deciso che per lavorare e divertirsi Milano sarebbe stata la città della sua vita, ma che per vivere aveva bisogno di qualcosa di più simile agli spazi, al verde e alla tranquillità della sua Ciociaria.

Ed era stato così che dopo poco tempo la tranquilla cittadina brianzola di Piatuggio lo aveva accolto fra i suoi cittadini.

Al Robby non era stato difficile individuare i punti caldi della vita sociale della città e accentuando a bella mostra quel suo timbro romanesco, allora di gran moda e che ondeggiava fra il Sordi di allora e il Verdone di oggi, e lasciando correre, senza correggere chi lo chiamava ingegnere, aveva iniziato a crearsi in città una fama crescente. Ma da quel furbo ciociaro che era aveva avuto cura di muoversi con tutte le attenzioni e a non essere invasivo, perché non faceva fatica a pensare che in quel suo primo approccio alla vita lombarda non doveva creare gelosie nei maschi locali, soprattutto in quelli che davanti gliela facevano bella ma che sicuramente nell'ombra

lo guatavano come un possibile e non improbabile avversario. Ma siccome, fuor di metafora e senza allusioni, "la scopa nuova scopa meglio", il Robby si era visto presto accerchiato da una silenziosa pattuglia di giovani e meno giovani brianzole, che non mancavano di fargli arrivare i sensi della loro simpatia e gli stimoli delle loro rotonde bellezze.

Il Robby, compresa la trappola che tutto quel ben di Dio gli stava tendendo, aveva deciso di governare i suoi istinti da giovane puledro onde non finire in un ginepraio che, con tante donne golose ed interessate, poteva ritenersi un esito inevitabile.

Per il momento aveva deciso che doveva dividere in due parti quel mondo femminile che, se avesse potuto, avrebbe percorso in lungo e in largo senza creare scontenti o frustrazioni, sull'onda del suo motto "in fila e senza spingere, vi farei tutte felici".

Da una parte le sposate o solidamente fidanzate, da un'altra le nubili e disponibili. Queste ultime, troppo aggressive e pasticcione, venivano per il momento e a malincuore accantonate. Delle sposate o fidanzate, per le quali la riservatezza e il silenzio era anche una loro esigenza, se ne poteva parlare.

E su queste regole era nata una storia carica di sesso con la Saporiti, "la signora della villetta accanto".

Lei era l'incantevole moglie norvegese di un pilota Alitalia, che nelle sue frequenti assenze non aveva più avuto da preoccuparsi per la solitudine e la malinconia della signora, cosa della quale lei aveva molto sofferto nei tempi precedenti, ma che ora, dopo l'arrivo del Robby, mostrava di avere finalmente superato.

Anche il Robby era felice perché, attraversata con poca fatica la siepe che divideva i due giardini confinanti, si trovava in men che non si dica in un paradiso, dal quale usciva a notte inoltrata senza portarsi dietro pensieri, preoccupazioni o le solite questioni che accompagnano le giovani e insicure donne innamorate.

E dopo le notturne olimpioniche performance non era raro che al mattino i due colombi si incontrassero sulle reciproche porte di casa e con dei cortesi: "Buongiorno signora Saporiti", "Buon giorno a lei ingegnere", si avviassero verso una nuova giornata che, ad Alitalia piacendo, si sarebbe la sera conclusa con un'altra prestazione da record. La cosa per diverse settimane era passata inosservata con il solo sospetto della signora Galli, una tizia di mezz'età di quelle che s'impicciano degli affari degli altri non avendo il coraggio di farsi i propri.

"Buongiorno signora Saporiti, sa che ieri sera, sapendola sola, mi sono molto preoccupata per lei perché sentivo delle specie di grida provenire dalla sua casa".

"Oh, signora Galli, la ringrazio, ma si trattava sicuramente della televisione".

"Beh, signora Saporiti, mi faccia stare tranquilla: se dovesse avere qualche problema non dubiti nel chiedere aiuto all'ingegnere della villetta accanto alla sua. E'una persona così gentile! Non le pare?".

Malgrado la subdola signora Galli, tutto era filato liscio ancora per qualche mese fin che una sera, a causa della solita fitta nebbia delle barzellette dove c'è un marito pilota, il comandante Saporiti aveva fatto un ritorno inatteso, costringendo il Robby a una precipitosa ritirata e a un occultamento per un paio d'ore in un angolo del giardino dove, al freddo e al buio, aveva atteso che la strada fosse libera.

Furono due ore lunghe e difficili da passare, immerso in una gelida nebbia e con l'impressione che la sua solitudine fosse disturbata solo dalla presenza di una ghignante signora Galli. Quella inattesa disavventura non aveva raffreddato solo il Robby, che per due giorni aveva stazionato tremebondo e impasticcato sotto le coperte di un letto che aveva visto ben altri sudori, ma anche i rapporti con la vichinga della villetta accanto, che dopo qualche tempo il destino aveva voluto che dovesse partire, al seguito del marito, verso una nuova meta di lavoro. E la destinazione era la Florida, dove non abbiamo motivi per non credere che la malinconia della signora per il Robby si sia sciolta ben presto al caldo sole di Miami, trovando adeguati rimedi nell'accogliente rifugio dei pettorali di uno dei tanti surfisti.


E anche il Robby non ci aveva sofferto più di tanto, interpretando la partenza della signora Saporiti più come uno scampato pericolo che come la triste fine di un amore. Persino la signora Galli, persa una delle sue attrazioni preferite, aveva prontamente rivolto la sua attenzione ad altri lidi non perdendo però mai di vista il Robby, che la sua esperienza da "vecchia portinaia" segnalava come personaggio sempre in grado di darle grandi soddisfazioni: "Con tutte queste api che svolazzano in giro è inevitabile che finiscano a cercare di posarsi su questo fiorellino".

Arrivato a quel punto il Robby aveva pensato che era tempo di tirare le somme di questa prima fase di integrazione nordista, anche perché gli anni passavano e si rendeva conto che se in un primo momento la sua appetibilità come maschio era molto ben alimentata dalla sua condizione di scapolo nuovo di zecca sul mercato, con il passare degli anni il suo istinto di cacciatore lo spingeva sempre più verso donne intorno ai 30 anni, quasi sempre già convolate a giuste nozze, interessate a essere ancora oggetto di caccia, purché si trattasse di storie che non mettessero a repentaglio la loro soddisfacente situazione familiare.

Ma il Robby aveva ben chiaro quello che si diceva al suo paese in tema di sfolcini tranquilli: "Se vuoi toglierti le voglie vai da un prete o da chi ha moglie" e se la cosa valeva per gli uomini a maggior ragione doveva valere per le donne..

Il Robby aveva allora cominciato a temere di restare con il cerino in mano e a pensare al matrimonio come cosa oramai opportuna anche perché una condizione di maggior stabilità era richiesta per lo sviluppo della sua carriera.

Superata la fase del "garzone di fiducia" si sentiva di potersi proporre in prima persona e una moglie e una famiglia erano condizioni necessarie per rendere credibile un uomo di successo

Le ipotesi non mancavano certo, ma il Robby aveva cominciato subito a puntare la sua attenzione sulla Monica, ragazza sicuramente procace, vivace ma nel contempo assennata, di famiglia di modesta cultura ma di sani principi e solidi contenuti economici provenienti da una attività di mobilieri, apparentemente già molto sensibile al suo fascino romanesco e tutto considerato adeguatamente ambiziosa e in grado di recitare decorosamente il ruolo della "sua signora". A dir la verità la strada per conquistare la Monica era stata facile. Tutti i passaggi di crescita di una normale relazione sentimentale erano stati rapidamente superati e dopo un non lungo periodo, durante il quale il Robby aveva potuto apprezzare quanto la ragazza gradisse anche le sfumature più' terrene dell'amore, il Robby si era trovato felicemente coinvolto.

Il Robby aveva pensato una sola volta nella sua vita di essersi innamorato ed era stato con una prosperosa ragazzotta del suo paese con la quale faceva volare le mutandine dietro i covoni di grano o, nei mesi freddi, nelle stalle e nei granai. Ma una volta tornato a Roma si era però reso conto che si trattava più che altro di infatuazione, alimentata dall'eccitazione per quelle sue prime soddisfacenti esperienze amorose, tanto che della ragazza si era presto dimenticato. Anche la ragazzotta si era stancata di aspettare i suoi ritorni al paese e aveva adocchiato il nuovo brigadiere dei Carabinieri, un friulano biondo e dagli occhi azzurri al quale, per motivi di servizio legati ad un presunto furto di galline, aveva provveduto a far conoscere la via dei covoni dove lui, con una rapidità di intervento degna della Benemerita, aveva a sua volta provveduto a condurre le adeguate e approfondite indagini del caso.

Indagini che dopo qualche mese avevano evidenziato il corpo del reato rappresentato da una coppia di bellissimi gemellini, che avevano costituito la base di una nuova e felice famigliola che, con sincera e riservata tenerezza, il Robby aveva avuto il piacere di conoscere in una delle sue rare visite al Paese. Questa volta con la Monica era diverso e il Robby se ne era immediatamente reso conto e rapidamente si era trovato in uno stato di convinta estasi al pensiero di legare a sé quella donna per tutta la vita.

Il primo atto era stato quello di andare a conoscere i genitori della ragazza, che lo avevano accolto con l'asciutta cortesia brianzola ma con la giustificata diffidenza di chi intravedeva mal volentieri l'allontanamento di una figlia ad opera di uno che la madre classificava, in cuor suo e con malcelata diffidenza, come un "terrone".

Il padre, più abituato per i suoi affari ai contatti con i "foresti", aveva già spostato un filo più sotto di Roma la sua linea ideale di confine con la Terronia e quindi considerava il Robby semplicemente come uno di fuori, sul quale bisognava indagare prima di concedere eccessiva confidenza.

E le indagini erano state subito commissionate al parroco Don Celestino, che, in quanto a interesse sugli affari altrui, superava persino la signora Galli.

Don Celestino aveva immediatamente coinvolto l'allora onorevole Brambati e il collega don del paese ciociaro di provenienza del Robby.

Le notizie di ritorno non si erano fatte attendere ed erano ottime, anche perché il Robby, con grande nonchalance, aveva buttato sul tavolo la sua conoscenza di alti prelati, da lui frequentati nella sua precedente attività romana, quando fra i suoi incarichi c'era quello di portare nelle apposite sacrestie e alle giuste "ricorrenze" gli omaggi del suo capo, sempre in forma di eleganti buste accompagnate da una frase altrettanto ben confezionata del tipo "con gli omaggi del Commendatore accetti un pensiero per i suoi poveri".

Anche il Maresciallo dei Carabinieri Capuzzo, attivato in proposito, aveva avuto dal suo corrispondente ciociaro buone informazioni. Il Maresciallo ciociaro in cuor suo era molto felice che il Robby con il suo matrimonio si allontanasse definitivamente dal paese, dato che qualche voce maligna tendeva a spargere notizie sul suo passato che avrebbero potuto turbare un suo brigadiere, fresco sposo e padre di due gemelli, e che avrebbero potuto intaccare l'onorabilità dell'Arma.

La visita alla famiglia dello sposo fu una pratica di tutta semplicità, anche perché il Robby oramai poteva considerarsi il dominus della famiglia al quale nessuno avrebbe osato fare osservazioni sulla sua futura compagna.

Il padre era stato tenuto a stecchetto per tutta la settimana precedente l'arrivo degli sposi, per cui era sobrio ma molto incazzato e in crisi di astinenza, al punto di voler rendere le cose il più semplici possibile per togliersi rapidamente dai piedi quegli intrusi che non gli consentivano le visite quotidiane all'osteria dove, sicuramente, al suo ritorno avrebbe comunque dovuto subire gli sfottò dei suoi compagni di brigata.

La madre invece, convinta ma non del tutto dalle buone referenze sulla Monica che Don Celestino non aveva fatto mancare di far pervenire al parroco ciociaro, si era unicamente preoccupata di quanto quei seni prosperosi in bella vista e quelle tornite gambe appena appena protette da una generosa minigonna potessero creare dei grilli nella testa delle proprie figlie.

Le figlie, da parte loro, erano estasiate da quel turbine di bellezza e ingenua sensualità di nome Monica e ne avevano immediatamente fatto il loro segreto idolo, riservandosi nel futuro di richiederle più approfondite lezioni di seduzione. La Monica alla fine era risultata simpatica a tutti, specialmente alle ragazze, alle quali, secondo il suo stile diretto, aveva chiesto conto dei maschi locali e aveva spicciamente suggerito loro di togliersi i baffi e i peli sulle gambe. "Quei cespugli sotto le ascelle poi...''.

Era nata una discussione in proposito fra lei e le ragazze che sostenevano che a quanto loro risultava i maschi erano molto eccitati da tutta questa diffusa peluria femminile, al che la Monica aveva seccamente risposto: "Agli uomini ci piace andare a letto con le donne non con le scimmie". Sulle prime le ragazze erano sembrate offese, ma la sicurezza della Monica le aveva sempre più affascinate e dopo questo battibecco il rapporto fra loro si era ben impostato e il droghiere del paese era stato uno dei più soddisfatti della cosa, dati gli inusuali quantitativi di creme depilatorie che nelle settimane successive aveva venduto alle ragazze del paese.

Ma una riflessione fra se e se l'aveva fatta: "Vuoi vedere che han finalmente capito la differenza fra una donna e una capra!". E aveva cominciato ad approvvigionare di prodotti di bellezza il suo magazzino, che fino ad allora più che Leocrema, brillantina Linetti e sapone di Marsiglia non prevedeva.

Il rientro a Piatuggio della Monica e del Robby aveva segnato l'inizio dei preparativi per un matrimonio che si annunciava come l'evento dell'anno, per la cittadina brianzola.

Ma questa cosa, con tutte le sue implicazioni, meriterebbe di per sé un intero capitolo per il quale ci riserviamo di raccogliere i più completi dettagli provenienti dalla signora Galli, da Don Celestino, dal Maresciallo tramite le nostre fonti ufficiali, che già ben conoscete e che rappresentano le memorie storiche più credibili per questo genere di questioni.


Share
BUSTO AL CENTRO, Tutti i diritti riservati 2019
Creato con Webnode Cookies
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia