La Monica  cap.4°

08.02.2020

LA MONICA

Monica, ma solo all'anagrafe. Gli amici, infatti, fin da ragazzi, le abbreviavano il nome in Mona. Lei si arrabbiava, ma non tanto, soprattutto se ad usare il diminutivo erano dei maschi in evidente ebollizione ormonale.

Nata belloccia, era diventata prima appetitosa ed oggi, suonati

quaranta, sicuramente "arrapante" e per qualcuno, non si sa sulla base di quale diretta esperienza, anche "gustosa".

Lei tutto questo lo sa e gioca abilmente la partita della seduzione su tutti i tavoli che le capitano a tiro, rassicurando comunque il suo Robby che il passaggio dal tavolo del cazzeggio a quello del gioco vero e proprio per lei è un tabù. Ma si sa: la sincerità non è quasi mai fra le virtù delle femmine di mezz'età.

Il suo Robby era venuto da Roma, diceva lui. In realtà le sue origine erano più ciociare e la furbizia burina l'aveva portato nel nord a costruire strade e case e, con qualche aiuto un po' chiacchierato, era riuscito a mettere insieme un bel gruzzolo, che gli aveva consentito di diventare molto affascinante per una ragazza di grandi ambizioni come la Monica.

Oggi il giovanotto un po' squattrinato degli inizi esibisce uno sfavillante brillante al dito, un turnover di macchine a livello di un salone multimarche e gioca al golf per stare nel giro. Affascinanti "segretarie" provenienti direttamente da San Pietroburgo, frequenti ricambi delle stesse dopo viaggi di lavoro nell'est in compagnia del Magnetti; tutto fatto con sufficiente discrezione, in maniera che la Monica possa avere il tempo di girare la testa dall'altra parte senza rovinare un equilibrio e una pace domestica che, dice lei, "è la più' grande ricchezza di una coppia".

La Monica è mora, alta, slanciata e con le rotondità della maturità. Ha fatto della sua bellezza la sua ricchezza e per la verità non si è mai molto preoccupata della sua cultura, certa che il maschio, comunque lui la racconti, "prima ti guarda il culo e poi ti parla".


La Monica non stima molto gli uomini; ritiene che quando sono soddisfatti nella loro vanità di conquistatori, o tacciono o, se parlano, lo fanno per prendere fiato ed evitare brutte figure in un secondo round. Di conseguenza, ha sempre detto sarcasticamente la Mona, qualora avessero voglia di far chiacchiere, si rivolgessero pure a "quelle che ce l'hanno intelligente e che hanno tempo da buttar via in tante parole, non avendo nessuna chance da poter giocare in una partita vincente sul piano orizzontale".

Ma la Mona sa che per restare "in carriera" occorrono anche sacrifici. E lo sa anche il suo Robby, che ha sempre avuto il pallino dei capelli ed è andato fino a Parigi per farsi trapiantare una chioma che pare disegnata. Lui cerca di non farlo sapere, ma quando viene scoperto questo suo segreto, confessa e si difende affermando con un certo orgoglio che nella clinica specializzata d'oltralpe "c'era là un sacco di bella gente".

La cura che mette nell'accudire la sua capigliatura è maniacale e un capello caduto dopo una doccia mattutina può innervosirlo per tutta la giornata. La tintura di ritocco poi è una delle maggiori entrate di Giugiù, il parrucchiere di corso Matteotti che vanta fra i suoi clienti il fior fiore degli uomini di successo della città. Quasi sempre l'operazione viene bene, ma qualche volta Giugiù esagera e il Robby, da un giorno all'altro, si ritrova a giustificare uno strano colore rossastro da far invidia ad una pannocchia matura.

La Monica invece è per gli interventi più radicali e con il passare degli anni ha messo mano via via alle parti del corpo che a suo avviso mostravano qualche cedimento. II primo intervento è stato sulle parti posteriori, un po' prima dei quarant'anni. La natura l'ha dotata di un bel sedere di modello mediterraneo: pieno, rotondo, rassicurante e schietto. Confortevole, diceva qualcuno e i presupposti sui quali poteva sostenere quest'ultima affermazione hanno sempre creato qualche curiosità.

A seguire era toccato al seno, anche questo di foggia generosa e rassicurante, che aveva leggermente ridotto perché a quel tempo la moda così suggeriva.

Gli occhi e le labbra erano stati gli ultimi oggetti delle sue preoccupazioni, più o meno ai tempi ai quali si riferisce questo racconto.

Oggi, da poco superati i quaranta, la Monica è l'orgoglio del Robby, che afferma con tatto e sensibilità tutta ciociara, che la sua Mona lui l'ha oramai rifatta tutta nelle parti essenziali, proprio come la sua datata, ma molto amata Mercedes che ha rappresentato il primo simbolo dei suoi successi.

Il Robby afferma che i restyling gli sono costati una cifra, ma che adesso sia la Mona che la Mercedes sono "come nuove" e pronte a fare ancora un abbondante chilometraggio in totale sicurezza.

Delle sue due proprietà il Robby è gelosissimo e non può neanche immaginare che altri possano prendere la "guida" di una delle due. Neppure casualmente.

Per la Mercedes si va sul sicuro, poiché il Robby le chiavi le tiene sempre nel fondo delle tasche dei pantaloni, più' o meno nella zona dove pensa di proteggere i suoi più preziosi gioielli; per la Monica si ha la sensazione che, ogni tanto, le chiavi vadano perse.

La palestra è il regno della Monica, un luogo dove si intrecciano

lo sfogo della sua vitalità, la ricerca assillante della tonicità e della salute, la sua spinta esibizionistica e anche il piacere del guardarsi e annusarsi che, in quel luogo pervaso di edonismo, è il filo nascosto che lega i tre sessi.

E' li che la Monica ha raffinato la sua abilità nel gioco della seduzione, flirtando con un gay dichiarato, il Mario, per sollecitare i maschi muscolosi e anche con qualche "fanciulla" non ben definita come pare essere la Jenny, una bionda un po' slavata da poco arrivata in città per dirigere una filiale bancaria e alla quale non si possono accreditare interessi maschili, ma una forte attenzione alla conquista di nuove amiche.

Ma questo rappresenta la parte leggera della vita della Monica. La sua vera femminilità l'ha espressa in un'ansia di maternità, che ha messo a suo tempo il povero Robby a dura prova.

Nei due anni successivi al loro matrimonio l'esuberante ciociaro era stato messo davvero alla frusta dalla sua signora, ansiosa nella ricerca spasmodica di quel pancione, che avrebbe rappresentato il trofeo finale di un successo matrimoniale che comunque, ne era certa, già sollevava esaltanti invidie da parte delle amiche.

Di queste invidie la Monica era molto soddisfatta anche se per esperienza sapeva che in queste situazioni bisognava sempre tenere alta l'attenzione. Una donna invidiosa cerca sempre le sue rivincite e lei aveva un vago sentore che qualche amica, apparentemente "gattamorta", si strusciasse un po' troppo col suo Robby in quei sabato danzanti che frequentemente si organizzavano al circolo del golf, sport dove si diceva che il suo uomo brillasse nell'uso della mazza.

Per la verità la Monica non aveva alcun motivo di preoccuparsi, perché tale era l'impegno al quale sottoponeva il pover'uomo nella spasmodica ricerca del frutto del loro amore, che difficilmente avrebbe trovato voglie ed energie per altre performance extra casalinghe.

In un primo tempo la Monica aveva messo la cosa sulla quantità e il Robby veniva chiamato quotidianamente a operare, al punto che le biologiche pause mensili della signora lui le viveva come agognate vacanze.

Poi la Monica, data la mancanza di risultati, si era consultata con il dottor Tibiletti, elegante ginecologo di successo, che aveva programmato con lei degli interventi mirati che avrebbero risolto sicuramente il problema.

Da quel momento la casa dei due si era trasformata in una specie di ufficio di direzione lavori di un attivissimo cantiere, con grafici appesi alle pareti e controlli programmati o improvvisi della temperatura basale della signora. E non era infrequente che alle ore più' impensate il Robby ricevesse convocazioni urgenti, che il poveruomo doveva soddisfare nell'ambito di pochi minuti, abbandonando il cantiere dove stava lavorando e trovando a casa una moglie nervosissima come fosse ai blocchi di partenza, una cameriera sogghignante e una suocera intenta a preparare zabaioni rigeneranti. La cosa non era naturalmente sfuggita ad amici, parenti e conoscenti e non era infrequente che il Robby ricevesse telefonate anonime di ironico incoraggiamento o addirittura offerte di aiuto. Ma il peggio doveva ancora arrivare per il povero Robby che, perdurando il nulla di fatto, era stato costretto a mortificanti analisi mediche, che avevano determinato la "stanchezza" dei suoi spermatozoi.


"Te pareva! Con tutto sto' lavoro si so' rotti li cojoni pure loro", questo era stato lo scoraggiato commento del maschio umiliato nella sua virilità e nelle sue sicurezze.

Ma a quel punto il Padreterno ci aveva messo un occhio decidendo di salvare una situazione che si stava attorcigliando. La Monica era rimasta finalmente incinta e le malelingue non avevano mancato di collegare l'evento all'arrivo in palestra del nuovo personal trainer brasiliano che, per la verità, gigioneggiava molto con le signore ma si impegnava molto più' appassionatamente al rassodamento di pettorali e glutei dei signori.

Poi il bambino tanto desiderato era nato regolarmente di pelle chiara e la Monica si era acquietata, tutta presa dal ruolo, dai pannolini e dalle poppate, che elargiva frequentemente in pubblico esibendo il suo magnifico seno prosperoso che faceva sognare e riportare all'infanzia molti bavosi soci del club del golf. Il Robby aveva riconquistato la pace, ma la pace l'aveva riconquistata anche la Monica, che delle prestazioni del Robby non sapeva più' che farsene e spesso, anzi, dimostrava una malcelata noia quando il poveretto tentava degli cauti avvicinamenti che quasi sempre restavano infruttuosi.

Era stato allora che il Robby aveva deciso che, per il bene della sua famiglia cresciuta in numero ed esigenze, era molto opportuno allargare il proprio giro di affari tentando di conquistare nuovi mercati e per far ciò si era consultato con

il Magnetti che, a suo dire, conosceva molto bene i mercati dell'est ed in particolare quello di San Pietroburgo.

Ma del Magnetti e delle sue conoscenze di mercato abbiamo già parlato e non ci pare opportuno approfondire più di tanto lo sviluppo degli affari del Robby.

Gli anni intanto passavano, il figlio cresceva ed era il ragazzo piu "firmato" della città. Il Robby aveva capito che la Monica la poteva tenere convenientemente a bada con l'American Express e lei aveva trovato una sua consolidata collocazione nello scacchiere della gente-bene della città avendo chiaramente compreso che, per emergere e prosperare, l'apparenza valeva più che la sostanza. Un terreno questo sul quale poteva vantare la quasi imbattibilità.

L'unica persona che le creava dei reali problemi era la Doris, che aveva la capacità di ignorarla, o perlomeno di saper mascherare con un algido comportamento il probabile turbinio di invidie e gelosie che a sua volta la Monica le suscitava.

Tanto la Monica era sensuale, carnale nei suoi atteggiamenti, provocante per sua natura, mediterranea nelle sue forme, tanto la Doris appariva distaccata con la sua bionda capigliatura, la figura snella, lo sguardo freddo di due magnifici occhi azzurri e quel suo fare superiore. Tutte cose che sottolineavano un contrasto che la Monica non sapeva decifrare se a suo favore

o meno.

Questo dubbio la mandava letteralmente in bestia e un bel danno l'aveva fatto anche il dottor Tibiletti (quello che "la guardava a tutte le signore per bene della città") quel giorno in cui, in vena di fare il gallinaccio, vedendo le due signore una vicina all'altra aveva affermato: "Che due splendori! Così belle e così diverse! La Monica ti viene da strizzarla, la Doris ti vien d'accarezzarla".

La cosa, come prevedibile, era stata riferita immediatamente alla Monica, che in un primo momento si era sentita lusingata e vincente, ma subito dopo pervasa da un dubbio instillato da qualche "amica", la quale le aveva fatto notare che la questione era tutta da interpretare. Da quel momento la Doris era stata per lei un tarlo costante e l'oggetto assillante delle sue attenzioni, sempre pronta a cogliere in lei qualsiasi sfumatura comportamentale che potesse scalfire quella sua immagine di "madonnina infilzata" che non la convinceva fino in fondo. E scava scava, aveva scoperto che la Doris aveva preso a fare frequenti e regolari visite allo studio milanese del dottor Tibiletti che, da quel professionista di successo che era, si poteva permettere anche un prestigioso studio nella metropoli oltre a quello, frequentatissimo, della cittadina dove si dipanano gli avvenimenti dei quali parliamo.

La faccenda si era fatta intrigante e la Monica era fortemente combattuta fra il farsi gli affari suoi, che significava anche non essere la prima ad cominciare una di quelle battaglie nelle quali tutte rischiano di rimetterci, e la voglia impellente di andare a fondo della questione per mettere un punto fermo a quel rodimento interiore che le procurava la rivalità con la

Doris.

Per la verità dobbiamo confessare anche la nostra curiosità, ma il rispetto della vita altrui ci porta a non indagare ulteriormente, fermo restando che se casualmente (ma solo casualmente!) dovessimo venire a conoscenza di qualche notizia in proposito ci sentiremmo impegnati a tenervi informati.

Ma lasciamo ora la Monica ai suoi problemi e ai suoi turbamenti per incontrare altri personaggi, certi che la ritroveremo presto con la sua esuberanza e la sua vitalità, che si intreccia frequentemente con persone e situazioni di quella Piatuggio che, malgrado il suo innegabile progresso, è rimasta sempre un grosso villaggio.


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