L'inizio della storia cap.1°
Di solito si definisce "introduzione" quel pippone che apre uno sforzo letterario e serve allo scrittore per introdurre nel contesto narrativo, reale o virtuale che sia, i suoi sperati lettori.
Questo scritto non lo possiamo certo chiamare "sforzo letterario" poiché, sicuramente, più d'una voce "amica" dietro alle spalle sussurrerebbe: "Se si è sforzato a scrivere ste quattro fesserie, figurati se non si fosse sforzato".
Ci vorremmo perciò astenere dall'imbarcarci direttamente in uno sproloquio, che, ne siamo convinti, non ci meritiamo, ma neppure abbiamo trovato qualcuno, dotato di un certo prestigio, disponibile a farsi coinvolgere in una avventura del genere e a scrivere per noi un pistolotto in grado di dare una certa dignità a quella che probabilmente non può ritenersi una gran "fatica letteraria", se non per noi che abbiamo dovuto lottare con la modestia delle nostre capacità.
Diverse sono state le giustificazioni che abbiamo dovuto ricevere a fronte della mancata disponibilità:
"In questo periodo sono molto preso"
"Ah, se me lo dicevi prima!"
"Fammi pensare ..." e poi un lungo silenzio del quale siamo comunque grati perché ci ha evitato certamente un ulteriore diniego mortificante.
Capita l'antifona abbiamo desistito dal percorre anche questa strada.
Abbiamo quindi fatto a meno di una dotta e prestigiosa Introduzione (con la i maiuscola) e ci siamo accontentati di fornire dei semplici suggerimenti a coloro che, bontà loro, si cimenteranno nella lettura di queste nostre poco pretenziose pagine.
Insomma, una specie di "bugiardino", pratico ma poco letterario.
Il "bugiardino" è il più classico ed antico documento di "istruzioni per l'uso", che ci troviamo da tempi immemorabili infilato in tutte le scatole di medicinali, caratterizzato da una lunghezza chilometrica e da una grafica talmente piccola da risultare, volutamente, quasi illeggibile.
Il "bugiardino", per una buona metà, risulta incomprensibile a noi tremebondi acciaccati e bisognosi, alla fin fine, di una semplice purghetta; per l'altra metà invece è assolutamente terrorizzante a causa dell'interminabile serie di effetti collaterali indesiderati, che l'uso del prodotto potrebbe malauguratamente provocare.
E fin che gli effetti indesiderati vengono indicati come emicranie, caccarelle, doloretti muscolari, abbassamento della vista (del resto già messa a dura prova dalla lettura del volantino stesso), tutto viene preso da noi con assoluta serenità, desiderosi come siamo di lasciarci alle spalle il nostro malanno per il quale nutriamo una crescente insofferenza e che spesso, detto fra noi, è meno fastidioso dei minacciati effetti collaterali.
Il problema arriva quando il "bugiardino" alza i toni, iniziando ad elencare gli effetti indesiderati più rari, descritti con terrorizzante precisione e che, solo alla fine, quando siamo già nel completo panico, vengono definiti "rarissimi" o "prevedibili in 1 caso su 10.000".
A quel punto però il tarlo è stato messo.
"Si, va beh! E se quel caso su 10.000 fossi io?"
E qui si distinguono i giocatori di poker dagli ipocondriaci.
primi procedono nell'assunzione del farmaco e di loro si perdono le tracce (speriamo tutto bene!).
secondi ragionano:
"E no, calma eh!";
si innervosiscono, poi si fanno prendere dal panico e decidono di precipitarsi veloci dal farmacista di fiducia per sciogliere il nodo delle loro preoccupazioni.
malcapitato farmacista tenta di spiegare che si tratta di situazioni quasi impossibili e che, come tutti a questo mondo, anche le case farmaceutiche cercano di "ripararsi le chiappe" a fronte anche di improbabili situazioni; ma l'ipocondriaco, diffidente per natura, non abbocca e non demorde.
Delle chiappe altrui a lui non interessa nulla, ma delle sue molto, anzi, eccome; per cui insiste, approfondisce, disquisisce. A questo punto il farmacista trova una sola via di uscita: convincerlo ad ingoiare oltre alla medicina incriminata anche un gastroprotettore ed un integratore di sostegno.
"Così, per stare tranquilli!".
L'ipocondriaco si avvia verso casa, convinto solo a metà, ma rassegnato e con la faccia tirata di uno che va a giocarsi la vita con la roulette russa.
Ora, non siamo così indiscreti da entrare in casa altrui, ma sappiamo che appena arrivato, chiusa la porta alle spalle il nostro soggetto si lancerà voracemente..sui "bugiardini" del gastroprotettore e dell'integratore e, sfiga delle sfighe, proprio in quest'ultimo, troverà qualcosa che non lo convince.
Non ci sembra opportuno seguire ulteriormente una vicenda così poco interessante, ma qualcuno riferisce di aver visto l'ipocondriaco scattare nuovamente verso la vicina farmacia alla ricerca di ulteriori chiarimenti e per il malcapitato farmacista, a breve, potrebbe ricominciare un tragico circolo vizioso.
Ci siamo dilungati nel parlare del "bugiardino"più antico e famoso, quello dei medicinali, ma di libretti per le istruzioni, da sempre, ne esistono molti altri e in svariati settori. Pensate agli elettrodomestici, agli oggetti elettronici, ai cosmetici, ad alcuni prodotti paramedici (anche di utilizzo intimo). Insomma pensate a tutti gli oggetti che volete e per ognuno troverete il corrispondente bugiardino.
Pensate a tutto, ma non alla politica.
Lì i bugiardini non si stampano, ma sono merce sempre fresca: si creano al volo e si personalizzano, non si possono scrivere, poiché in continua evoluzione, ma anche perché esiste una intrinseca ritrosia nell'identificare i propri tragici effetti collaterali. Al contrario, su quelli degli altri, in genere, si è sempre ben documentati!
Anche noi ci accingiamo a fornire un, seppur modesto, prodotto e per questo ci siamo premurati di imbastire il suo bel bugiardino che documenti il lettore, fornendogli tutte le informazioni su quanto gli stiamo propinando:
Principi attivi contenuti: curiosità, ricordi personali, malizia, rispetto, autocritica, autoironia, amore per la terra lombarda.
A cosa serve: se funziona... a far sorridere e se non funziona... a far annoiare. In ogni caso a verificare quanto i personaggi che verranno descritti siano simili a molti abitanti del nostro condominio.
Cosa deve sapere chi lo usa: non è consigliabile ai permalosi, ottiene invece ottimi risultati chi sa ridersi addosso.
Effetti collaterali indesiderati: nessuno. Solo in "1 caso su diecimila" il prodotto può causare espressioni di disgusto dopo l'assunzione dei primi capitoli. Se così fosse, come antidoto, rivolgersi ad una libreria per fornirsi di una buona lettura alternativa.
Dosi consigliate: 1 o 2 capitoli al momento di coricarsi. Rasserena e facilita il sonno.
Conservare in luogo fresco e lasciare pure alla portata dei bambini, tanto prima o poi saranno anche loro attori della commedia.
E con queste informazioni e raccomandazioni vi invitiamo ad accompagnarci in questo nostro viaggio attraverso la terra lombarda; un viaggio che si è dimostrato però assai più breve di quanto pensassimo perché quasi subito, e per pura casualità, siamo stati attratti e trattenuti in una località brianzola: Piatuggio.
Un paese che, con le sue storie e isuoi abitanti, ci è sembrato talmente "qualunque" da poter assurgere a prototipo delle tante località lombarde che durante il nostro viaggio ideale avremmo potuto incontrare sulla nostra strada.
Ma lì ci siamo fermati.
E sono nati tanti ritratti ed acquarelli che con un po' di buona volontà, ognuno dei nostri lettori potrà divertirsi a sovrapporre alla realtà nella quale vive.
L'INIZIO DELLA STORIA
Tutto iniziò in una domenica invernale di qualche anno fa, quando puntuale si celebrò la solita liturgia ricorrente per la quale i soliti amici appassionati di calcio si scambiarono le solite riflessioni piene di interrogativi:
"Che dite, che si fa oggi? Si va a vedere la Pro Patria (squadra del cuore e di grande tradizione calcistica), che gioca a Lecco?" "Ma no! Quest'anno gioca che è una pena"
"Ma va là! C'è questa nebbia che non invoglia"
"Sta volta, se vengo via, mia moglie s'incazza!"
"E poi a Lecco son cattivi, si rischia sempre di finire a botte" "Va beh; allora oggi non si fa niente!"
Scuse buttate lì tanto per... poi trovarsi alle 14 in punto con sciarpe e cuscini con i colori del cuore e pronti a scattare verso la meta di un'agognata nuova vittoria.
Oltre ai soliti quattro, quel giorno fu deciso di raccogliere lungo la strada anche il Febelli, personaggio originario della città, ma da qualche anno trasferitosi in un paese della Brianza e che nell'andare a Lecco "è di strada".
Il Febelli era un personaggio molto noto per la sua esuberanza dialettica, oltre che corporea, dotato di un fisico tanto alto quanto magro e che quel giorno era comparso addobbato con loden e cappello a larghe tese impressionando tutti per le sue dimensioni davvero monumentali.
Dimensioni tranquillizzanti in vista di possibili incontri ravvicinati con la tifoseria avversaria, ma molto preoccupanti per chi, ospitato nei sedili posteriori dell'auto, avrebbe dovuto accoglierlo come quinto passeggero.
La sua invadenza fisica fu subito misurata nel momento in cui con il suo ingresso, tutt'altro che delicato, dalla portiera di sinistra, aveva costretto, senza mezzi termini, i due già presenti viaggiatori a spiaccicarsi in un poco gradito amplesso sulla portiera di destra.
Subito dopo la sua invadenza dialettica aveva preso possesso dell'intero abitacolo dell'auto, dal momento che, dal suo imbarco all'arrivo allo stadio lecchese, nessuno aveva più avuto modo di esprimere un concetto o un'idea o un giudizio, impediti dal suo diarroico sproloquiare.
Ma del resto il Febelli era ben conosciuto da tutti e già prima di caricarlo, tutti già potevano prevedere l'impatto devastante che avrebbe avuto sulla tranquillità della compagnia.
Ma veniamo alla partita, che era anche andata piuttosto bene per i nostri colori del cuore. Qualche rischio in più l'aveva corsa invece la nostra incolumità personale.
Il grande supporto dialettico che il Febelli garantiva con il suo vocione, non faceva che aizzare ed indispettire una tifoseria avversaria già frustrata per il risultato sfavorevole. Nel contempo però il Febelli, pur con quel suo gran corpaccione, mostrava di non essere uomo di lotta pronto ad affrontare un eventuale assalto degli avversari.
Sollecitato da noi a calmarsi il Febelli non sentiva ragioni e visto che la partita volgeva al termine era stato più che opportuno battere in una non troppo onorevole ritirata che comunque non aveva evitato, proprio al Febelli, una gran ombrellata sulla testa che lo aveva mandato via piagnucolante a riprova della sua scarsa combattività.
Di quella partita, oltre che la soddisfazione per la vittoria e le gesta del Febelli, ancor oggi, parlando fra amici, si ricordano alcune espressioni colte sugli spalti della tribuna e pronunciate da un gruppo di compaesani venuti, come noi, a sostenere la squadra, ma nel contempo a sfornare tutta la loro ironia, in un giorno che nelle intenzioni doveva essere di festa e non di lotta.
A commento di un gran calcione appioppato da un avversario alle gambe di un nostro giocatore, era partita dalla gradinata un: "Oh la madona! L'han disussà!". E probabilmente chi parlava il lunedì avrebbe ripresa la sua attività di macellaio. Oppure a scherno di un avversario infortunato e soccorso in
campo con una barella: "Stà li no a perdi tempu, suteral!". Perle di ironia che avevano addolcito la nostra poco gloriosa fuga da quel di Lecco, rincorsi da un gruppo di ragazzotti ai quali, ben blindato in macchina, il Febelli non aveva fatto mancare un inevitabile gesto dell'ombrello.

Avevamo così ripreso la strada del ritorno con il Febelli che sbracciava, si agitava, riempiva la macchina con il suo vocione e cantava a squarciagola: "Voglio una vita esagerata". Indomabile, faceva pure citazioni in latino, mentre gli altri misuravano il tempo che mancava a poterlo scaricare.
Ma il Febelli aveva in serbo per noi altre sorprese.
"Gira giù. Gira giù a destra", aveva improvvisamente ordinato al guidatore, aggrappandosi pericolosamente al suo braccio. Questo, colto di sorpresa dall'imprevista situazione, aveva eseguito il comando non comprendendo cosa saremmo andati a fare in quel paese con un nome strano e che non diceva nulla a nessuno.
"Andiamo a trovare l'Angioletto all'Osteria della Pesa. Un mio amico che sarà contento di vedermi e di conoscervi. E se va bene ci offrirà anche da bere e forse anche uno spuntino." Dubbiosi che questo fantomatico "amico" Angioletto sarebbe stato così felice di vedere il Febelli e tantomeno noi, non avevamo comunque avuto il coraggio di obbiettare e avevamo continuato a percorrere quelle vie semideserte, tipiche di tutti i paesi della Brianza nei giorni festivi, dove orientarsi è sempre complicato, perché è difficile trovare riferimenti che possono distinguere un Paese dall'altro.
Il Febelli invece si orientava con sicurezza e alla fine ci aveva rivelato che ci trovavamo al centro di Piatuggio, annunciando la cosa con un'enfasi giustificabile solo se ci fossimo trovati nell'ombelico del mondo.
Tutti noi, per i quali quel luogo era totalmente sconosciuto, avevamo taciuto, preoccupati solo di non rivelare la nostra ignoranza, cosa che diede al Febelli ancor maggior baldanza e certezza di averci stupito.
L'ingresso del Febelli nel bar della Pesa (già Osteria della Pesa) era stato all'altezza della sua connaturata invadenza. "Salve Angioletto. Va' che bella sorpresa, ti ho portato quattro amici".
L'impressione era stata che l'Angioletto, alle prese con una partita a scopa, avrebbe fatto molto volentieri a meno di vederci. Tant'è che senza neanche alzare gli occhi dalle carte aveva detto:
"Telchì el fenomeno. Uè Febelli te se ricordet che te ghe giù anmò un cunt de pagà?"
L'imbarazzo era stato generale; per tutti meno che per il
Febelli, sicuramente abituato a gestire situazioni analoghe. Ma dopo un attimo di silenzio l'Angioletto aveva però cominciato a dimostrarsi quella persona di stile e di cortesia che poi si sarebbe rivelata.
"Lassà stà Febelli...che sul tò cunt gò già metù su una crus!" Il "fenomeno", notevolmente più rilassato, aveva cominciato a spiegare all'Angioletto la casualità per la quale ci trovavamo a passare da quelle parti e mentre lui parlava notavamo che il brav'uomo si stava rilassando nei nostri confronti, cosa che si era resa più palese quando aveva cominciato a rivolgersi a noi in lingua italiana ed in maniera diretta, quasi che il Febelli non ci fosse proprio.
"Voi, che si vede siete persone di un certo tipo, come fate ad andare in giro cun quel cianfrusai chi? Io l'ho conosciuto solo qualche anno fa ed è già riuscito a combinarmene di tutti colori. Potrei star qui un giorno per raccontarvele tutte".
E sorridendo fra sè e sè si capiva che l'Angioletto stava catalogando nella sua testa tutte le "cazzate" del Febelli per selezionarne qualcuna che aveva una gran voglia di raccontarci.
"Lui, per il suo lavoro, gira tutta la Brianza e da me si ferma solo, con rispetto parlando, quando ha bisogno di andare al cesso. Mi scrocca un caffè, mi prende la Gazzetta e si infila per una buona mezz'ora nel bagno, che poi quando esce la Gazzetta non la vuole leggere più nessuno".
E ancora.
"Un bel giorno, sarà stato mezzogiorno, un po' in ritardo rispetto alla sua solita ora, lui, che è "regolare di corpo", mi arriva qui e ripete la sua solita storia. Nel frattempo il locale si è riempito. Fra aperitivi e panini è un'ora critica quella lì. Io ho fatto appena in tempo a vederlo entrare quando dopo un po', nel bel mezzo della bagarre, sento il suo vocione a tutto volume: "Angioletto, la carta!".
Mi giro e lo vedo sbucare con la testa dalla porta del bagno,
le braghe alle ginocchia, la faccia da incazzato, mentre agita il rotolo di carta igienica effettivamente terminato. Vi immaginate le risate.
L'avrei ammazzato, ma il mio problema, in quel momento, era di togliermelo dalle balle il più presto possibile. Risolto il problema carta, tempo qualche minuto, il Febelli è uscito dalla toilette, ha attraversato soddisfatto il locale e "Ciao Angioletto!", se ne è andato come se nulla fosse successo". Poi, rivolto a noi e guardando il Febelli: "Avì capì che ciurlandari l'è quest chi?".
Mentre l'Angioletto raccontava, il Febelli se la rideva orgoglioso delle sue gesta e noi, per sviare il discorso, avevamo preso a chiedere informazioni su Piatuggio e sui suoi abitanti. L'Angioletto si era dimostrato molto contento di poter parlare della sua città a gente che non ne sapeva niente e in quel frangente avevamo scoperto la sua vena di buon narratore oltre che di attento osservatore.
Intanto il tempo passava ed era ora, come si suol dire, di "togliere il disturbo".
"Tornate, mi fa piacere parlare della mia città, ma venite il lunedì che è giorno di riposo, ma io son sempre qui".
E un lunedì siamo tornati, eludendo il pressing del Febelli, che avrebbe voluto essere della partita.
L'Angioletto ci aveva dedicato molto del suo tempo e chiacchierando con lui avevamo pure pranzato e avuto, per la prima volta, la possibilità di apprezzare la buona cucina della moglie, la signora Maria.
Quel giorno è iniziata una bella amicizia ed è stato anche l'inizio della nostra storia, che ha preso spunto dai racconti dell'Angioletto ma che poi si è sviluppata con il contributo di altri personaggi che, grazie a lui, abbiamo cominciato a conoscere e frequentare.
E così abbiamo conosciuto persone, fatti e cose che proprio per la loro ordinarietà ci sono piaciuti e che adesso, a nostra volta, abbiamo il piacere di raccontarvi.
Sia chiaro: nessuno è obbligato ad ascoltarci, tanto, se siete arrivati a questo punto della lettura, più o meno il libro lo avete già comperato!

L'Angioletto-
