Prefazione

13.12.2019

Gian Franco Bottini

LA VITA E’ UNA BRIOCHE...


                                                                                                                                PREFAZIONE

«Devo farti leggere una cosa»

«Cosa?»

«Un po' di pagine che ho scritto».

«Un libro?»

«Non so, forse. Vediamo».

E' andato più o meno così lo scambio di battute con Gian Franco Bottini. E quel "forse", una volta che ho avuto tra le mani, anzi sulla chiavetta, la "cosa da leggere" è diventato una certezza, che ho comunicato all'autore via telefono esordendo con un: «Ma questo è davvero un libro».

Conosco Gian Franco, la sua passione per la politica e il suo impegno istituzionale a livello cittadino e provinciale da più di dieci anni. Ma il Bottini scrittore mi ha colto di sorpresa. E divertito. Soprattutto nel leggere queste pagine, dove la narrazione si accompagna a un gioco divertente, che è quello di riconoscere (e forse riconoscersi) non tanto i protagonisti, che sono tutti frutto della fantasia dell'autore, quanto alcuni episodi, aspetti del loro carattere e situazioni raccontate. Chi pensa che questo sia un libro sulla città e i concittadini dell'autore, infatti, partirebbe col piede sbagliato, ma anche il lettore che si convince che le storie siano tutte ambientate a Piatuggio sarebbe fuori pista. Provo a darvi la rotta per una giusta lettura: questo è un libro sul nostro Paese, sull'Italia dei mille campanili, dove ci si divide sempre su tutto: politica, sport, musica per poi però scoprire che, più che le divergenze, a fare gli italiani, a ogni latitudine, sono le affinità, o meglio, le cose che si hanno in comune. E che sostanzialmente sono tre o quattro: il parroco, il sindaco, il dottore o il farmacista e gli amici o i conoscenti che, per come le sanno raccontare, diventano veri e propri personaggi dai contorni quasi mitici. Macchiette, che tanto ci piacciono, perché con pudore e ironia, svelano se stessi, ma anche parti di ognuno di noi. Senza mai fare i nomi, perché altrimenti il gioco e il divertimento svanirebbero di colpo. Insomma il segreto per una buona lettura delle pagine che seguiranno è di non pensare mai: "Ecco, questo sono io", ma nemmeno di convincersi di essere del tutto estranei al racconto, perché è vero che non si parla della nostra città e delle persone che conosciamo o crediamo di conoscere, ma nessuno si senta escluso.

Andrea Della Bella


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